
finalmente libera
La lingua inglese, che io parlo con la stessa dimestichezza di un cammello spagnolo, annovera nel suo vocabolario un verbo che mi piace molto: to feel. Che noi liquidiamo in sentire, ma se vogliamo è un concetto un po' più profondo. E' un sentire emozionale, che si basa sulle percezioni. Interne o esterne. Potremmo quasi chiamarlo sesto senso?
Ad ogni modo tutto ciò che ha a che fare con le percezioni del corpo, a meno che non si parli di mal di testa/pancia/chiappe, non viene preso troppo in considerazione. La capacità di ascoltarsi non viene stimolata quanto gli altri sensi. Eppure un senso, quanto più viene stimolato, specie se si inizia dalla primissima infanzia, quanto più si sviluppa.
Ho la sensazione che molto venga dal tipo di educazione che ci tramandiamo. Mia madre (che ha solo 60 anni) è cresciuta con l'idea che tutto ciò che avesse a che fare con il corpo fosse sporco. Tutto ciò che era pelle o peggio ancora, sesso, frutto del Diavolo. Così non solo non ci si poteva guardare mentre ci si lavava, ma la cosa che secondo me fa rabbrividire, è che andare dal ginecologo, era peccato. Una vergogna. Ho letto in un'intervista di una insegnante di danza del ventre, che la cosa più difficile nel suo lavoro è insegnare alle ragazze cattoliche a muovere il bacino.
Oggi mi guardavo intorno, tra i colleghi e i clienti che normalmente affollano questi corridoi, e mi chiedevo quanti di essi si ascoltino davvero. Il più delle volte argomenti come questo, non vanno nemmeno intavolati, vengono liquidati con un "oh ma ora va di moda tutta questa new age".
Ascoltare se stessi è una moda.
Chi magari è meno categorico, risponde "eh, ma sono cose che richiedono tempo, sai con la casa e i bambini..."
Sentire se stessi richiede tempo.
Alla fine si è degli stratega del non prendere atto che, il sesto senso, fa parte di noi da sempre.
Ieri, visite mediche ginecologiche di routine (oh! ma pure di queste cose parliamo nei blog? eh... non c è più pudore...). Mi hanno trovato un fibroma nella tuba di destra, che mi ha fatto ingrossare l'ovaio più del doppio. Non è il primo che intercetto, e quindi vi garantisco che, si possono dire un sacco di cose, prima tra tutte "begnigno". Ma è sempre la parola che c è prima, ossia tumore, che ti fa tremare. E va bene, pure i nei sono tumori benigni. Concedetemi che però tra il "tutto bene" e questa cosa qui, in mezzo mi sia concessa un giorno di perplessità. Già il nome non mi piace, con quella R vicino alla B che mi si atrofizza la lingua solo a pronunciarla, per comodità e simpatia, visto che me lo porto appresso come un amico del cuore, l' ho battezzato "Ciccio Pasticcio".
Ho passato la sera ad ascoltarmi, nel senso di to feel. Ho ascoltato l'energia che fa parte di me da qualche tempo ad oggi e lei mi ha rassicurato dicendomi che non devo preoccuparmi nemmeno di questo. Che posso scegliere la cura migliore per me, e che tutto si risolverà al meglio. Ho sentito forte e intensa la presenza del mio utero, non come un organo ma come essenza. Forse per la prima volta non l ho pensato come causa di quella scocciatura che è il ciclo, bensì come strumento. Come ad una culla. Parole come figli - maternità non le ho mai usate in modo diretto parlando di me stessa. Ieri, però scoprire che Ciccio mette a rischio qualcosa che ho sempre evitato, ma che comunque fa parte di me, ho iniziato a to feel una sensazione strana. Come un cerchio che si chiudeva. Come se aver escluso quell idea dalla mia vita in modo così assoluto e radicale, in qualche modo mi avesse sempre lasciato un conto in sospeso.
Ieri sera mi sono accarezzata la pancia. Ho stabilito un contatto con Ciccio e gli ho detto di non allargarsi troppo, che quello spazio è mio, e quando sarà il momento, voglio usarlo al meglio.

ci vediamo domani.

Dopo l'ultimo sms di stanotte ti pensavo, pensavo al giorno che andava a finire. un altro giorno in meno vero... ce lo siamo dette spesso in questo anno. quando le distanze sembravano immense e il tempo passava mai. ogni giorno era un giorno in meno verso l obiettivo più desiderato.
oggi il tempo scorre veloce e magari vorresti pure dire "fermati un attimo fammi prendere fiato". ma è Vita e sappiamo che funziona così no? ormai lo sappiamo.
Mi hai ricordato che ci siamo incontrate la prima volta il 22 giugno. (ancora 22...) in quella che doveva essere una bella serata e forse è stata una delle più brutte mai vissute. a parte vedere te ovviamente. la foto che abbiamo fatto insieme da spedire al Mentore è ancora lì in camera mia. dove l hai vista. perché a distanza di un anno sei riuscita pure ad entrare a casa mia.. ma questo poi. provo ad andare con ordine.
mi hai ricordato che la prima immagine che ho di te sono delle foto tue con il cucciolino in braccio. e ricordo di aver pensato: questa è una Donna Adulta. forse per quella luce consapevole che hai negli occhi (non nelle foto viste ieri... eh) forse perché... "frequenze" direbbe Lasailunga. e poi ricordo che tutto è stato pure piuttosto veloce, le confidenze via pvt poi msn... poi il passaggio ai messaggi e finire l opzione infinity in un giorno. le pause pranzo passate al telefono sotto i pioppi, "e lui mi ha detto allora io ho risposto ma se poi" e tu a capirmi capire, a volte a dirmi tu capirti io. capire lui. e poi dirti "sì l ho presa, la famosa casa. che per me è stata la svolta. non mi hai lasciata sola un attimo. la foto del tuo anello arrivata una mattina ancora sospesa tra sogno e realtà.
Stanotte ho rivisto il tuo viso in stazione termini. quando sono arrivata e mi hai guardato senza vedermi. io ti avevo mentito per la prima volta (e l ultima!) e quanta fatica per non dirti "è una sorpresa Marì, sono in treno". e Sabrina che ci lascia dormire vicine. Grazie Sa. Ho rivisto la foto fatta davanti ad una finestra con i borsoni aperti e quasi pronti per ripartire. entrambe con le lacrime per chi si lasciava lì nella capitale. rincorrerci con il biglietto di ritorno. prima te, poi io. non più insieme fisicamente ma le foto che ci arrivano nel telefono "guarda, trastevere, così pensi di esserci anche tu". insieme lo siamo sempre.
Stanotte ho capito che lo strano periodo era finito. Quello in cui non ti ho detto niente, ma ti ho sentita distante. ci sono stati giorni in cui le frequenze non convergevano e restavo così... chiedevo a Lasailunga che fare e lui rispondeva solo "Aspetta. Non è il momento". e lui lasalunga davvero. ci stava. sono momenti in cui lo spazio dilata. se il tuo sguardo abbraccia l orizzonte lo capisci, non devi soffermarti al dettaglio. ed eccoti tornare, dopo un altro viaggio a prepararmi la colazione, a raccogliere la mia tristezza tra le mani e farla un po' tua. che divisa a metà pesa meno. e quei giorni sono scomparsi. con la paura di perderti. perché era questa la tristezza, non certo gelosia.
Stanotte mi hai scritto "i fratelli e le sorelle bisognerebbe sceglierseli, a me la seconda botta è andata bene". ho sorriso al telefono pensando di farlo a te e so che l'hai sentito. perché averti come sorella è un emozione grande, che cresce ogni giorno, anche quando la strada è in salita, ma ci si prende per mano e la fatica "divisa a metà pesa meno".
Sabato non ci sono. o meglio. fisicamente non ci sarò. perché sappiamo che i conti correnti frenano i desideri anche dei più forti idealisti. ma ci sarò con il cuore, con la mente. con tutta la forza che posso trasmetterti attraverso le nostre frequenze. avrò la sorella della tua collana al collo, diverse ma della stessa pasta, e ti guarderò attraversare a passo lento la navata. abbassando gli occhi cercando di arrivare a quel braccio, che a Budapest non ti faceva inciampare mai, senza tremare troppo. tra gli occhi di chi ti ama e piangerà della tua gioia. ci sarà accanto a te il tuo Tesoro e so che sarai in buone mani. (te l'affido SA! stringila forte da parte mia quando sarà vestita di bianco). e appesa ad una forcina dei tuoi lunghissimi capelli (non ridereeee!!!) ci sarò io (ebbè sempre funambula sono).
Sarò con te sorella. in questo Viaggio che stai per cominciare, nuovo come un sogno appena scoperto. ogni volta che ti sentirai un po' così allunga una mano e ci sono. e ogni risata da condividere la condivideremo. e in altri momenti, come hai detto tu, "chiuderò gli occhi con le mani e farò finta di non vedere". ;)
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
Ti voglio tanto bene sorella.

incasinatissima
impegnatissima
sommersissima da:
fax
mail
telefonate
imbecilli...
ma più o meno presente!
(e sicuramente mooolto più serena di ieri.
Dio benedica l'Angelini e il Moment)
"Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell'assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un'antica danza"
La notte già filtra dalla tapparella abbassata. La mia campana a vento, quella con le conchiglie tace da tempo. Non un alito di vento, nemmeno un soffio sottile. Se non fosse che l'orologio si muove lentamente spostando le lacette verso il giorno, direi quasi che anche il tempo si è fermato.
Fa caldo. Mal di testa latente.
Ho voglia di niente.
O meglio.
Ho voglia di tutto.
Ho voglia di tutto e ancora non mi basta.
Prendere un biglietto del treno tra le mani, destinazione paradiso, pensare di raggiungerlo e tenerlo tra le dita. Sognare un viaggio di sola andata e ritrovarsi già sulla via del ritorno. E una multa sul parabrezza. Divieto di sosta. E pure di fermata. Il mondo vuole che ci si muova sempre. Continua a girare. Lui.
Ma stanotte non mi va.
Stanotte vorrei stare dove stavo. Ferma, immobile con un respiro nella mia bocca che non fosse il mio, ma così forte da farmi sentire la vita scorrermi nelle arterie. Nessuna pretesa di più, se non quella di un viaggio dove, per una volta, si può pure non tornare. O per lo meno, non ritornare subito.
E non basta fare finta di star bene
o ripetersi che è tutto regolare,
che il mondo continua a girare.
Non riesco a fingere nemmeno con chi ascolta. Dovrei. Per ogni causa risponde un effetto. E non mi piace fare questo effetto. Perché non è facile. Non lo è. Non lo è mai stato.
Nemmeno per chi ascolta.
Ma non so fingere. Mai saputo come si fa. Mi racconto una storia, provo a crederci e penso che quel tempo passa. Ogni giorno è un giorno in meno verso un'altra partenza, un altra destinazione. Va bene mi concentro.
Ora ci provo più seriamente.
Me la racconto con più convinzione. Mi invento pure le parole se quelle che so non mi bastano.
Ma non c'è nulla da fare.
E vorrei cercare di tornare indietro,
per fermare il tempo e per ricominciare,
ma il mondo continua a girare.
E mi manca la tua pelle,
e mi manca il tuo sapore,
e mi manchi
e mi manchi
e mi manchi...
Il display che si illumina e spezza la stasi. Il Vento ancora non soffia, ma piove sale tra le lenzuola, ci provo pure a fermare l'onda ma non puoi zittire il Mare.
Non dire niente
Lo so, lo so. Non dirlo.
Lo so che funziona così, so tutto.
Lo ripeto mentalmente da quando mi sono svegliata stamattina.
Lo so.
Lascia che sia. Per questa volta.
Giro così. Fa caldo, niente Vento, niente Mare, soprattutto niente Vento & Mare insieme.
Domani sarà passata. (forse)
Domani sarò di nuovo presente. (forse)
Domani.
Stanotte ho solo voglia di sentirla tutta, anche se è così violenta lacerante e dolorosa indissolubile
la tua mancanza.
Il resto domani...
Lucio: "Oh guarda la Sys, si vede che è Venerdì. Lei se lo porta bene addosso, il Venerdì... E' il lunedì che l'ammazza."
Lucio è un grande. Dei geometri che gira di qui è il mio preferito. Con quel baffo aristocratico che mi ricorda un po' il baffo paterno.
Ma io oggi non voglio pensare al lunedì, io oggi penso solo ad oggi che è venerdì e ho tanti giri da fare. Vedere Simo, la Zia Iaia, andare a fare la spesa che ho un pranzetto da organizzare per domani che... domani è Sabato.
E' il sabato.
E quindi nella mia testa, non solo oggi non esiste la domenica. Figuriamoci il lunedì (anche se lunedì c è Benigni qui, a recitare Dante. ma è troppo presto da pensarci ora... )
E poi c'è Qualcuno che stasera ha una serata importante. Per una motivazione importante. E quindi ci sarà da tenere il telefono accesso (peccato non avere una web cam in certi momenti) che non si sa mai. Insomma.. ci sono ottime prospettive perché si abbia a che fare con un bel fine settimana.
Augurio che vi faccio.

(…) Ma il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai. E che ogni uomo, anche quando è solo, ha comunque la sua anima come compagna di viaggio.
(…)
…Le cose non sono così semplici. Non lo sono mai state. Scegliere la strada più facile è solo un modo un poco più onorevole di fuggire.
(…)
Ogni uomo ha un fratello che è la sua copia esatta. E’ muto e cieco e sordo ma dice e vede e sente tutto, proprio come lui. Arriva nel giorno e scompare nella notte, quando il buio lo risucchia sottoterra, nella sua vera casa. Ma basta accendere un fuoco e lui è di nuovo lì, a danzare alla luce delle fiamme, docile ai comandi e senza la possibilità di ribellarsi. Sta disteso a terra perché glielo ordina la luna, sta in piedi su una parete quando il sole glielo concede, sta attaccato ai suoi piedi perché non può andarsene. Mai. (…) Quest’uomo è la tua ombra. E’ con te da quando sei nato. Quando perderai la vita, la perderà con te, senza averla vissuta. Mai. (…) Cerca di essere te stesso e non la tua ombra o te ne andrai senza sapere cos’è la vita.
Giorgio Faletti

Che io abbia, di tanto in tanto, un gene in comune con il ragionier Fantozzi è abbastanza noto. Vedi non so quanti post sparsi in questi 4 anni di parole. Solo che fino a ieri, il mio essere disarmonica nei movimenti, comprendeva tipo il tenere in mano 18 cose insieme, farle cadere tutte per lo meno tre volte nel tentativo di raccoglierle.. cose così insomma...
Ma ieri ho battuto me stessa.
L'appuntamento con la Simo era per l una e mezza, poi saremmo andate da mia madre, e, raccattata la Mamysys, tutte e tre in stazione direzione Venezia. Così, per passare una domenica diversa.
Sarà che è primavera-svegliatevi-bambine-ma-c-hosonno, sarà che eravamo un attimino distratte dalle nostre ciance da comari , arraffo portachiavi della macchina con orso, telefono, borsa, lettore mp3 e sacchetto della spazzatura e esco nel pianerottolo. Al “clac” della porta che si chiude, faccio mentalmente l appello e.. toh!... mancano le chiavi di casa.. che sono... sono.. appese alla serratura.. all interno.. oppperdindirindina...
Quindi… andiamo da mia madre a prendere il mazzo di riserva. Torniamo a casa mia nell’illusoria speranza che la chiave da fuori spinga a cadere la chiave dentro… seeee buonanotte.
Sys: e se provo con una tessera? Nei film aprono le porte con la carta di credito platinum american expresssss.
Mamysys: tu hai una carta di credito platino?
Sys: ehm no.. quella in carta riciclata del wwf… manco quella a dire il vero... Che il codice fiscale sia eccessivamente proletario?
Pare di sì, perché si spezza a metà. Dall’altra parte della porta Melly gratta come dire “dai che ti aiuto dai che ti aiuto”
Sys: “melly, salta sulla maniglia.. dai su… salta!!!”
Mamysys: “seeee… quella è gatta, se c è da fare un ninin in più di fatica ti risponde “sti cazzi” e alla romana per giunta.
Mamysys è una che Lasalunga pure lei.
Simo: hai una scala?
Illuminazione mistica. Si va a casa di mamysys si prende la scala si torna a casa. Ora… chi mi conosce sa che sono alta un metro e un soldino di cacio, la scala è alta due metri circa… nonostante questo al mio terrazzino si giunge a malapena. Per fortuna l’architetto fece due canali di scarico spessi e larghi, quindi… piede destro in equilibrio sulla maniglia all’apice della scala, mamysys e simo in preghiera antiprecipizio, e sys semi appesa al parapetto. Se non altro sarò pure “armoniosamente mediterranea” ma le giunture sono snodate, e l essere mancina di gamba aiuta. Gamba sinistra che si alza, il tallone raggiunge l altezza dell’inguine e si infila nello scarico. Da fuori doveva sembrare un mix della posizione yoga dell’airone zoppo e quella della tarantola rintronata. Spinta verso l’alto e lasciato il punto di non ritorno (quello che se ti viene paura piombi a terra come un caco maturo) sforbiciata e tac! A cavallo del parapetto! Ooohhhyeeeaaa!!!
Simo: guarda che gatta… quasi quasi chiamo i vigili.. così.. per rendere la cosa più pepata!
Sys: i pompieri no? Perché se non riesco ad alzare la tapparella col cavolo che scendo.. soffro di vertigini!!!
Simo: non è che “per caso” hai chiuso pure i ganci che bloccano la tapparella? Ora che ci penso…
Sys: ehm… in effetti…
In effetti la tapparella non si alza che per una quindicina di cm e poi si blocca. E riecco il musino della Melly melensa che mi annusa le dita.
Simo: senti, salgo anch io che magari in due gatte magari qualcosa combiniamo.
Bene… Simo, Sys e Melly tutte sul poggiolo a guardare la tapparella chiusa e a chiedersi “e mo?”
Simo: e se proviamo a passare sotto? Quando passa la testa passa tutto no?
Sys: lo dicono dei gatti…
Simo: e non vale per noi?
Sys: per me no, penso che viste le mie sinuose curve finirei per arenarmi come un cetaceo, altro che gatto…
Simo: (con sguardo evidentemente poggiato sul mio decolté) eh! I to problemi me voria… alza quella tapparella va che provo io…
Bella la Simo! Scuscia come un anguilla all’interno dell’appartamento e finalmente alza la tapparella. Dopo circa cinque minuti ci ritroviamo tutte e quattro (anche Mamysys sale, ma preferisce l utilizzo più tradizionale delle scale) a bere tè freddo e ridere di gusto.
Sfottendomi pure un po’ a dire il vero, con il sorriso malizioso di Mamysys che chiede “ma dove ce l avrai mai la testa? Eeeehhhhnnn????” 
Eeeeeehhhh… mah…
Ma che domeeeenica bestialeeee…
Non sorridiamo perché è successo qualcosa di buono.
Ma qualcosa di buono succederà perché sorridiamo.
Proverbio Giapponese

Neuroni presenti: 5
Doloranti: 5
Non pervenuti: 523 miliardi.
La seduta è tolta.
Del calcio, a me, personalmente non me ne frega un emerito pippero.
Ero decisamente più interessata al giungere o meno della mia 14ma, che pare mi verrà data a FERRAGOSTO. e per cortesia, concedetemi di incazzarmi. perché se è vero che sì, meno maleeee, per lo meno te la danno, è altresì vero che devo prendere il telefono, chiamare il meccanico e il dentista e chiedere loro, con visino mesto, di aver pazienza altri 2 MESI per vedere ciò che devo loro. del resto non è che posso tirare il sangue dal muro, e nemmeno intendo iniziare a far marchette per arrotondare. e se non fosse che, per carità, mai navigato nell'oro, ma da 5 anni in particolare, decidere di investire, chessò... 7 euro per andare al cinema, alle volte per me significa fantascienza, magari la prenderei meglio. Oggi no. perché oggi nonostante il moment, il mal di testa non passa. Perché oggi mi sento meno filosofa del solito. e non riesco a vedere nella difficoltà un opportunità, bensì solo un giramento di coglioni notevole.
Ma le palle girano pure al nostro cassiere. Che di calcio par che viva e quindi di giramento di palloni è pratico. Che da quando l'inter ha vinto lo scudetto pare che pure il suo stipendio sia in linea con quello dei calciatori. Beato lui. Ma ieri l'Italia ha perso. Mannaggia li pescetti. Mi chiedo ancora come possa essere riuscito ad alzarsi dal letto stamattina. Benedetto Iddio! 3 goal. Non è possibile. Qualcuno deve pagare per questo affronto. No? allora perché non farlo pagare ai clienti. Specie quelli neri. che tanto non pagano per principio no? gli si tagliasse pure l'acqua non solo il gas, ma pure la luce e le ruote della macchina!
peccato che questa signora avesse pagato. e più di mille euro. e dentro la scadenza. solo che le poste non si perdono solo le raccomandate, pure i pagamenti.
e allora che rispondi ad un idiota che ti dice "pagassero di nuovo"?
sys: come pagassero di nuovo??? ma se hanno già pagato, ho le ricevute in mano!!!
lui: io non li vedo, pagassero di nuovo. punto.
sys: pagasero di nuovo un cazzo! la bolletta è più di mille euro! e pure se fossero 10! hanno GIA' pagato.
ma, chessenedica, sono pur sempre una donna, sempre l'ultima arrivata (e juventina) così deve intervenire uno dei colleghi più "anziani", maschio. basta solo il suo apparire e così, come per incanto, il "pagassero di nuovo-punto" diventa "ma certtoooo me ne occupo subito... riapriamo l utenza IMMEDIATAMENTE".
Ecco. ste cose mi fanno incazzare come una bestia. liberano i miei istinti primordiali di donna senza soldi in crisi premestruale con l ormone assassino.
e non va bene... non fa affatto bene...

avevo voglia di scrivere... ma sono devastata dal mal di testa...
a domani bei figliuoli...
Ogni tanto ci vuole.
Trasgredire, dico.
Alle regole.
Quelle che ci hanno imposto, quelle che ci imponiamo da soli.
Trasgredire fa bene alla salute.
Poi dipende, non sto parlando di nulla di assolutamente irreparabile, tipo che so... pigliare a vangate sulle gengive qualcuno, così, per il gusto di farlo. Anche se magari in coda alla posta, alla motorizzazione, in banca, questo potrebbe essere un pensiero che sconfifera assai.
Parlo di quelle trasgressioni più o meno piccole, che ci fa sentire dannatamente appagati. Soddisfatti.
Sì.
Ieri ho trasgredito.
Mi sono pregustata quel momento per tutto il pomeriggio.
Oddio, la mattina avevo pure cercato di resistere. Mi sono raccontata una storia, e diversi buoni motivi per i quali questa cosa "non s aveva da farsi".
Ottimi motivi.
E invece.
Invece alle quattro del pomeriggio cedo e faccio una telefonata. Decisione presa ormai, non sono una persona che si tira indietro all'ultimo momento.
Stabilisco gli accordi.
Arriva per cena.
A casa ho diverse cose da fare, Melly mi aspetta per andare in terrazzo, ci sono i fiori che chiedono l acqua e una marea di panni da stirare. Ma prima spazzare il pavimento. E mentre mi perdo in queste faccende, l'idea rimane così, latente di sottofondo, come una musica a volume basso ma costante. Provo ad immaginare come sarà, e poi accantono il pensiero, che se ci penso tanto, troppo poi magari alla fine resto pure delusa o un contrattempo mi mette i bastoni tra le ruote.
Un temporale improvviso.
Avevo appena finito di dare l'acqua ai fiori. Vabbè. Non posso accendere il ferro da stiro che qui le donne di una certa età dicono che "el ciama fulmini" (chiama fulmini).
L'attesa del piacere è già di per sè piacere... chi lo diceva? Ho quasi l'acquolina in bocca al pensiero...
Io e lei non sediamo alla stessa tavola da quasi tre mesi. Prima non avrei potuto. Nemmeno oggi potrei.
E' la mia trasgressione.
Dio solo sa quanto mi è mancata.
Che a conoscermi, vedermi così uno non lo direbbe eppure... anch io ho le mie debolezze. E lei è una di queste.
Non dico nulla e mi faccio riempire gli occhi dal suo profilo, dalle sue curve. Così bella da sembrare perfetta.
Oh sì.
Mi è mancata tanto.
Il primo contatto con la bocca avviene con i miei occhi chiusi. Movimenti lenti, la tengo lì, sulla lingua lasciando che ogni zona, ogni papilla si attivi per intrecciare il suo sapore in ogni sfumatura.
Immagino cosa direbbe lui se mi vedesse adesso. Conoscendolo sorriderebbe, direbbe che quando il piacere mi pervade ho proprio un viso da bambina.
Sorrido anch io.
Deglutisco.
Riapro gli occhi.
Pochi gesti ancora.
Una spolveratina di origano, un filo di olio extravergine, ma solo proprio un cicinin, e lei, la mia mozzarella di bufala, sarà a dir poco... divina.

ci vediamo martedììììì!!!
Chi vuole davvero qualcosa cerca una strada.
Gli altri una scusa.
Proverbio africano.
Da quando ho letto per la prima volta questo proverbio ne ho fatto una sorta di mantra.
Volere è già di per sé un po’ potere.
Ma volere e potere non sono sinonimi di ottenere. Il concetto è sottile. Il confine labile.
Guardiamo le stelle nella notte di San Lorenzo, ogni caduta un desiderio. Si esprimono ad occhi chiusi, e con un respiro profondo.
Riempiamo il cassetto con un sogno ben piegato e con tutte le sfumature che riusciamo a colorargli intorno a secondo del tempo che passa. Un sacchettino di lavanda e quel cassetto saprà sempre di nuovo e di pulito.
Nella fase del generare, siamo tutti più o meno bravi. E' il passaggio successivo che fa una sorta di selezione naturale. Perché l’attuazione di un desiderio è cosa seria.
Per come mi conosco, e da quel che vedo intorno, siamo più bravi a raccontarci scuse.
Non è questione di essere polemici, parliamoci chiaro: ma la spinta, quella capace di farci smuovere le montagne, la coltiviamo? La cerchiamo, ce la facciamo nascere dentro? Oppure...
Oppure più frequentemente ci rispondiamo “sì ma…”.
Talvolta le motivazioni sono valide. Per carità. Il più delle volte, siamo onesti, sono veramente scuse.
Ragionamento tipo: "non sarebbe niente di insommortabile, ma richiederebbe uno sforzo tale che… bah… meglio lasciare stare… non è destino… io vorrei non vorrei ma se vuoi… "
Coraggio.
Ci vuole coraggio anche per volere qualcosa. Desiderlarla profondamente. Significa prendere posizione, formulare un obiettivo e non arrendersi. Ci vuole coraggio per uscire dall’atteggiamento dei perdenti.
Ossia quella stasi psicologica in cui dirsi: “oh mio Dio, la mia vita fa schifo, tutto intorno a me è un disastro” è un ottimo alibi per l acquisto sconsiderato di klinex, e il perpetuarsi di richieste, più o meno velate, di conferme e pacche amorevoli sulla spalla.
Coraggio per dire: “Questa è la mia strada. Questo è quello che voglio. E da questo momento in poi. Proprio questo. Non lunedì, perché di lunedì si inizia meglio. Ora. In questo istante io inizio a muovermi verso il mio obiettivo.”
Senza “se” e senza “ma”.
Con l’idea di risolvere gli eventuali problemi e non di gettarvi le armi davanti.
Discorso articolato. Complesso.
Ci pensavo stamattina con la mia bacheca tra le mani. Ossia uno di quei quadri di sughero dove si puntano i pensieri con uno spillo. L’ho comprata apposta per la mia camera, da mettere sopra il PortaByron (il mobile del pc). Byron (il pc) funziona, con qualche acciacco ogni tanto ma funziona.
Il PortaByron è stato appeso al muro, ed espleta la sua funzionalità appieno. Niente più alibi o scusanti di sorta.
Devo solo sedermi e scrivere.
